I colori del medioevo
Il bianco e il verde. Questi i colori delle architetture del medioevo pistoiese. Verso la fine dell’XI secolo tutta la Toscana è pervasa dal gusto per la policromia, una caratteristica del romanico pisano e lucchese, ma che a Pistoia assume una sua specifica e chiara fisionomia che trova assonanze artistiche nell’architettura mozarabica. Sulle facciate delle più importanti chiese romaniche della città il gioco della bicromia, realizzato con i pregiati marmi bianchi di Carrara, o con il travertino di Monsummano Terme, e con il verde serpentino di Prato, si fa via via più articolato e acquisisce caratteri sempre più peculiari. Dalle facciate delle chiese di Sant’Andrea, di San Bartolomeo e di San Pier Maggiore, dove le geometriche decorazioni in marmi bicromi sottolineano le strutture architettoniche, si arriva alle iperboliche geometrie della fiancata-facciata della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas in cui il colore diventa il vero protagonista, esplodendo in una fantasiosa e preziosa tessitura marmorea orizzontale, tanto che l’insistita zebratura bianca e verde nasconde e quasi annulla le partiture architettoniche. In piazza del Duomo il bianco e il verde irrompono sulla facciata della Cattedrale e sulle antiche scale del palazzo dei Vescovi, poi inglobate nel paramento in laterizio, sul fronte dell’antica chiesetta di Santa Maria Cavaliera, oggi trasformata in edificio civile, e sulla parte terminale del campanile, per trionfare ancora nell’età del gotico, con i fremiti del raffinato paramento, arricchito di bassorilievi, gocciolatoi e guglie, del battistero di San Giovanni in Corte.
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